Obblighi di legge per la contabilizzazione del calore

Share

Quando il condòmino è una persona che sta poco in casa, quindi non necessità di accendere costantemente il riscaldamento, con la normativa attuale, spende, in proporzione a quanto effettivamente consumato, ben di più di chi invece usufruisce tutti i giorni del calore condominiale.

La legge attuale invece tende a garantire maggiore equità in rapporto agli effettivi consumi nella convinzione che la gestione diretta e più equa possa portare efficienza e risparmio del singolo e quindi della comunità.

 

Con la Contabilizzazione il singolo còndomino, quando la caldaia centralizzata è funzionante, può accedere al riscaldamento solo e quando gli serve regolando il proprio impianto. Ogni condòmino è pienamente responsabilizzato in merito al suo consumo e questo, in base alle esperienze già fatte, dovrebbe comportare teoricamente un risparmio nell’ordine del 10/40%.

L’Italia ha recepito una direttiva europea con l’articolo del Decreto legge n. 102 del 04/07/2014. Per cui entro la fine del 2016 ognuno dovrà pagare in proporzione a ciò che effettivamente consuma, pena rilevanti sanzioni.

Esistono fondamentalmente due tipi di impianto la cui conformazione è causa di maggiori o minori spese per il condominio.

Nel caso di impianti a colonne verticali (in cui l’acqua calda sale dal basso su tubazioni pertinenti diversi caloriferi appartenenti a più unità immobiliari) il costo dell’adeguamento sarà maggiore per la necessità di dover installare una valvola termostatica, relativi sensori e ripartitori di calore in ogni termosifone dell’unità immobiliare.

Nel caso d’impianti con unica colonna e distribuzione dell’acqua calda orizzontalmente, per ogni singola unità immobiliare, si potrà installare una sola valvola misuratrice per cui il costo sarà sensibilmente minore rispetto al caso precedente.

In zona baricentrica dell’edificio condominiale dovrà essere installato un ricevitore/eventuale/trasmettitore radio di tutti i dati raccolti sui singoli termosifoni.

Le misurazioni sui singoli termosifoni sono solo una parte dell’articolato calcolo che sarà sviluppato secondo lo schema mostrato dalla sottostante tabella.

Immagine

Supponiamo quindi che il bilancio complessivo di un condominio per le spese di riscaldamento, costituito da 7 unità di pari consistenza e valore, compresa assistenza e manutenzioni ordinarie sia di € 5.000,00; che di questi € 500,00 siano spesi per la manutenzione/contabilizzazione; e € 4.500,00 riguardino gli acquisti di combustibile.

E’ necessario che il condominio si doti di un’ulteriore tabella millesimale che, sulla base delle dispersioni termiche dei singoli appartamenti e del complessivo edificio comune, certificate da un tecnico abilitato, indichi la proporzione delle dispersioni termiche dei singoli e complessive.

Ipotizziamo che le dispersioni termiche complessive siano quelle tipiche del 30%  per un 70% del calore consumato direttamente.

Ipotizziamo quindi l’esistenza di un condòmino che in un edificio di 7 unità consumi 800kW su un complessivo di 4.500KW; a cui la tabella termica millesimale abbia assegnato 150 millesimi.

In questo caso avremo che € 4.500 saranno suddivisi per € 1.350 (30% prelievo involontario); € 3.150 (70% prelievo volontario)

Per il consumo individuale e volontario avremo € 3.150 * 800/4500 = € 560,00

Per il prelievo involontario avremo € 1.350 * 150/1000 = € 202,50

Oltre la quota dei costi della manutenzione ordinaria pari a € 500 * 150/1000 = € 75,00

Il nostro condòmino pagherà pertanto € (560,00+202,50+75,00) = € 837,50

Questa cifra, come si potrà verificare è chiaramente superiore a quello che lo stesso condòmino avrebbe pagato con il vecchio regime, ipotizzando che la ripartizione avvenisse .

 

I costi approssimativi variano in rapporto al numero delle valvole e sensori installate (quindi al numero dei termosifoni per unità immobiliare); al numero delle centraline di ricezione o dei ripetitori necessari per il trasferimento delle informazioni; ai lavori resisi necessari per l’adeguamento eventuale dell’impianto. Nel condominio di cui sopra si può azzardare un preventivo fra 14.000 e 21.000 euro.

 

A questo punto risulta evidente che l’investimento a cui il legislatore sta obbligando l’utente è di consistenza rilevante e arriva in un periodo, soprattutto qui in Sardegna, in cui l’economia e le tasche delle famiglie non sono certamente floride, essendo inoltre state emunte di recente da altre tasse e bollette.

 

Nonostante alcuni sostengano il contrario è legittimamente quasi impossibile sottrarsi all’adeguamento. In Sardegna non esistono ancora molti esempi di adeguamenti effettuati e molti condomini stanno ancora discutendo sul da farsi.

I lavori dovrebbero essere fatti a impianto fermo, quindi entro novembre.

Solo il distacco dall’impianto centralizzato, l’eliminazione di questo e la installazione di impianti autonomi può evitare l’obbligo. Tuttavia l’evoluzione normativa tende a vietare l’esistenza di singoli impianti autonomi all’interno dei condomini, essendo questi meno efficienti.

E’ evidente che il cittadino privo di risorse subirà con fastidio questo obbligo, tuttavia allo stato attuale non sembrano esistere alternative al suo assolvimento.

Potrebbero interessarti anche...